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Stefano Bartezzaghi è docente di Semiotica della creatività all’Università IULM; collabora con la Repubblica. Ha pubblicato saggi, raccolte di giochi linguistici, enigmistici e letterari e ha scritto la prima storia italiana del cruciverba, L’orizzonte verticale (2007). Ha curato e commentato la nuova edizione degli Esercizi di stile di Raymond Queneau, nella classica traduzione di Umberto Eco (2001). Per Bompiani ha pubblicato Parole in gioco (2017), Banalità (2019) e Mettere al mondo il mondo (2021).

Giovedì 1° agosto

Ore 19:30

Piazza dei Pini - Terrazza Capalbio Libri

Stefano Bartezzaghi

Chi vince non sa cosa si perde. Agonismo Gioco Guerra

(Bompiani)

con Andrée Ruth Shammah
conduce Francesca Nocerino
letture Irene Grazioli Fabiani

Nei conflitti interiori e in quelli planetari, nelle carriere e nelle Olimpiadi, nel divertimento e nella vita siamo portati a riconoscere ovunque vincitori e sconfitti. O, come si dice ora, vincenti e perdenti. Ma l’agonismo non era per gioco?

È da quasi mezzo secolo ormai che ci hanno insegnato ad amare la competizione. Hanno però omesso di specificare se la competizione vada intesa come gioco, come sport, come concorrenza o come guerra. Nel frattempo la distinzione è ancora possibile giacché sulla scena occidentale è tornata la guerra. Lo stesso gioco si è peraltro fatto crudele e la scena di alcune delle più ammirevoli e anzi gloriose campionesse olimpiche che hanno puntato il dito sui problemi di salute mentale che lo sport ormai arriva a comportare non può non impressionare chi desideri dello sport conservare una visione sostanzialmente gradevole. Tra questi ultimi cultori dell’illusione (in-lusio) vi è l’autore del libro, Stefano Bartezzaghi, che negli ultimi anni ha così cercato di verificare se le sue idee sul gioco abbiano ancora a che fare con il mondo contemporaneo. Gli si è di conseguenza parato davanti il tema dell’agonismo, nelle sue diverse incarnazioni: nel gioco, nello sport, nella società, nell’economia e nelle relazioni internazionali.