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Sergio Rizzo, a lungo una firma del «Corriere della Sera» e poi vicedirettore di «Repubblica», è
editorialista de «L’Espresso» e scrive per «Milano Finanza». È autore di numerosi bestseller tra
cui La casta, scritto con Gian Antonio Stella (2007). Tra i suoi libri più recenti ricordiamo
02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro (2018), La memoria del criceto (2019) e, con Tito
Boeri, Riprendiamoci lo Stato (2020). Per Solferino ha pubblicato Potere assoluto (2022) e Il
Titanic delle pensioni (2023).

Lunedì 29 luglio

Ore 19:30

Piazza dei Pini - Terrazza Capalbio Libri

Sergio Rizzo

Io so' io. Come i politici sono tornati a essere intoccabili

(Solferino)

con Carlo Calenda
conduce Mariolina Sattanino
letture Stefano Goracci

“Vi chiederete: ma se nulla vieta a un ministro di possedere le quote di una società, o magari tutta l’azienda, perché questa corsa a scaricare le azioni sui familiari? Mariti, fidanzati, mogli o figli che siano? O addirittura a chiuderle, le società? La risposta è nella legge sul conflitto d’interessi ideata vent’anni fa…”

Un ministro con 83 persone di staff. Un altro che fa visita al quasi-suocero incarcerato il giorno
dopo che questi è finito dietro le sbarre. E un governo dove il conflitto d’interessi è di nuovo la
regola e per cui le critiche sono reato di lesa maestà. Tutto questo mentre il Parlamento
accoglie senza battere ciglio i pregiudicati, e troppo spesso dimentica che la Costituzione
impone a chi «sono affidate funzioni pubbliche (…) di adempierle con disciplina ed onore», e
mentre affiorano venature nostalgiche di un passato che mette in dubbio le stesse radici della
nostra Carta.
Il degrado di una classe politica con la credibilità compromessa, e il suo distacco dalla società
civile, sembrano inarrestabili. I partiti sono ridotti a macchine di potere e clientela. La logica del
clan domina ovunque alla faccia di preparazione e merito, senza riguardo per le istituzioni. Né il
taglio dei seggi alle Camere ha migliorato le cose. Nonostante il 36,5 per cento di onorevoli in
meno, spendiamo come prima.