Un ministro con 83 persone di staff. Un altro che fa visita al quasi-suocero incarcerato il giorno
dopo che questi è finito dietro le sbarre. E un governo dove il conflitto d’interessi è di nuovo la
regola e per cui le critiche sono reato di lesa maestà. Tutto questo mentre il Parlamento
accoglie senza battere ciglio i pregiudicati, e troppo spesso dimentica che la Costituzione
impone a chi «sono affidate funzioni pubbliche (…) di adempierle con disciplina ed onore», e
mentre affiorano venature nostalgiche di un passato che mette in dubbio le stesse radici della
nostra Carta.
Il degrado di una classe politica con la credibilità compromessa, e il suo distacco dalla società
civile, sembrano inarrestabili. I partiti sono ridotti a macchine di potere e clientela. La logica del
clan domina ovunque alla faccia di preparazione e merito, senza riguardo per le istituzioni. Né il
taglio dei seggi alle Camere ha migliorato le cose. Nonostante il 36,5 per cento di onorevoli in
meno, spendiamo come prima.