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Fu così che si compì il suo desiderio più assoluto: passare di colpo dal piacere totale al nulla.
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Il desiderio e il tramonto del corpo sembrano contrapporsi e invece si rispecchiano e si accendono, nel ricordo e nella vitalità, nello struggimento e nella fantasia, nelle parole inesauste di una narrazione ininterrotta. Ed è di questo che parlano, sornioni e malinconici, irriverenti e divertiti, i dieci racconti di cui è fatto questo libro. C’è un addio iniziale, breve e lancinante come tutte le prime volte. Un bambino spaurito che lascia la mano della mamma il primo giorno di scuola. C’è un addio finale, lento e lancinante come tutte le ultime volte: un uomo che esce piano dalla sua lunga vita coniugale e familiare, per tornare gradualmente, irreversibilmente, nei territori dell’infanzia. E c’è un ultimo addio, lancinante e basta. Ma dolcissimo, perduto nell’estasi. Tra l’uno e l’altro, di racconto in racconto, il desiderio e i suoi fallimenti fanno emergere nei protagonisti il loro piú profondo modo d’essere; e la fine, quando arriva, soffice o drammatica che sia, è la conseguenza inevitabile, dolce e amara, di quella scoperta. Insomma, un’ininterrotta sequenza di inizi e di finali, cosí come è fatta la vita: ogni racconto una storia d’amore e di passione, palpiti, struggimenti, felicità del corpo e malinconia.
Si legge come un romanzo di formazione erotica e sentimentale, questa raccolta in cui Alberto Asor Rosa, con ironia sottile e sguardo emozionato e disincantato insieme, dà la sua piú magistrale prova stilistica.
Alberto Asor Rosa è nato nel 1933 a Roma, dove ha insegnato per molti anni all’Università La Sapienza. Ha diretto la Letteratura italiana Einaudi. Sempre per Einaudi ha pubblicato, tra le altre opere di saggistica, Scrittori e popolo, Genus italicum, L’ultimo paradosso, Stile Calvino, Storia europea della letteratura italiana. Nella narrativa, invece, ricordiamo L’alba di un mondo nuovo, Storie di animali e altri viventi, Assunta e Alessandro e i Racconti dell’errore.