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Eugenio Giani a Capalbio Libri: “Mi candiderei volentieri alla Presidenza della Regione Toscana”

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“Intanto vi faccio scoprire i segreti di questa terra che ho raccolto in quasi 30 anni di servizio in prima linea”.

Storia, Politica e Curiosità insieme ai giornalisti Brancoli e Franzese in un dibattito acceso nel quale passato e presente della Toscana si riallacciano in ogni ambito

“Mi piacerebbe che il partito mi candidasse alla presidenza della Regione Toscana” questa la dichiarazione di Eugenio Giani, presidente del Consiglio Regionale Toscano, sul palco di Capalbio Libri avviene con 12 ore di anticipo dalla rinuncia alla candidatura di Simona Bonafè alla stessa Regione: può sembrare una casualità ma è invece e comunque occasione per rilanciare il ruolo di progresso e miglioramento che la Toscana, in un’identità costruita in oltre 500 anni, dall’epoca di Cosimo de’ Medici, continua a far valere.

Da Carlo Lorenzini a Lorenzo de’ Medici, da Pinocchio a Cicerone, da san Cerbone, vescovo di Populonia a san Massimino, fino a Piombino roccaforte rossa… ogni personaggio, occasione di dissertazione storica, diventa anche l’aggancio per spunti politici di attualità. E così imbeccato dai suoi interlocutori, i giornalisti Fabrizio Brancoli e Giusy Franzese, in una gremita piazza Magenta, sulla sconfitta politica a Piombino piuttosto che sul futuro renziano di formazione di nuovi partiti, Giani non si scompone e intreccia la provocazione alla storia narrata nelle sue schede storiche aneddotiche dell’imponente volume appena sfornato.

“Ho parlato con Renzi ma non credo che stia meditando di costruire un nuovo partito politico, semmai la sua attività di senatore lo vuole impegnato ad utilizzare la sua abile capacità di scrittura, locuzione e previsione in conferenze e nuovi testi autoriali. Probabilmente è stato un esilio un po’ costretto ma siccome lo reputo un cavallo di razza sono convinto anche che tra breve tornerà a cavalcare”.

Come ci dimostra la storia, quando la sinistra si divide all’interno, viene sgretolata in poco tempo dall’avversario: numerose sono le situazioni citate da Giani che, proprio tornando all’attualità e interpretando i ruoli all’interno del suo Partito Democratico, ammette: “Zingaretti ha il merito di avere attuato un processo inclusivo facendo convivere anime completamente diverse nel partito; Renzi invece è la risorsa che non ha Zingaretti, possedendo una vis polemica e delle idee per poter far fuoriuscire o contrastare una situazione politica. Il mio sogno sarebbe quello di farli convivere in modo complementare, in armonia proprio come una squadra di calcio: un allenatore e un centravanti che si opera in tanti dribbling”.

Aldilà di ogni cospirazione: “Non vedo nessun Catilina a dispetto di anni fa, in politica, perché non riscontro complotti semmai una situazione decisamente varia; posso solo dire che Catilina cercò di sfuggire al complotto venendo proprio in Toscana a cercare la sua terra di libertà.”

La Toscana, secondo l’autore della maxiopera iniziata nel corso di 24 anni di “servizio politico” a Palazzo Vecchio raccogliendo ogni dettagliata documentazione in faldoni (tanto che le centinaia di notizie, raccolte in sintesi potrebbero dar adito ad una imponente enciclopedia), non solo ebbe un ruolo importante nel Comunismo ma anche un ruolo essenziale nel costruire un mondo riformista attraverso dei personaggi straordinari come i fratelli Rosselli e Piero Calamandrei, figura nel quale lo stesso Giani si identifica: “Era un giurista con gli interessi molto vivi sul piano civile e politico. Era un toscano che nacque a Firenze, si laureò a Pisa, entrò in cattedra universitaria a Siena e finì i suoi giorni a Montepulciano. Un uomo di una forte e costante resistenza, di un impegno civile orientato verso l’impostazione riformista di sinistra e che lasciò, sulla tomba dei Rosselli, una scritta evocativa, coraggiosa e indimenticabile che lo identificò in un meraviglioso costruttore di Democrazia: “Giustizia e Libertà: per questo vissero, per questo morirono”.

E, infine, sulla TAV: “le infrastrutture fanno il territorio, la crescita e il contatto con le persone. Ancora una volta ce lo racconta la storia, dal Medioevo ad oggi, e proprio la Toscana: Siena e Arezzo si contesero il maggior numero di abitanti, benché Siena fu il crocevia da Nord e Sud come capoluogo del Granducato di Toscana; quando invece fu utilizzata nell’Ottocento la ferrovia per intersecare le terre del Papato e del Granducato con tre valli (val Tiberina, Val di Chiana, il Val d’Arno), fu Arezzo a diventare più popolosa. Questo è un evidente sintomo di come le infrastrutture, autostrade comprese, sono indispensabili per far crescere a livello nazionale e internazionale le nostre terre.”

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