Nella quarta serata del Festival di Capalbio Libri, Stefano Bartezzaghi ha presentato il suo libro “Chi vince non sa cosa si perde. Agonismo Gioco Guerra” (Bompiani).
Un dibattito intorno ai temi di agonismo, gioco e guerra, che ha offerto spunti di riflessione soprattutto in un periodo di grande interesse per le Olimpiadi.

Bartezzaghi ha evidenziato come il gioco, spesso visto come un’attività infantile, abbia un potenziale educativo significativo, permettendo di assumere un’identità diversa. Condividendo, poi, un’interessante riflessione: “Mi sono chiesto perché nello sport ci sono i falli e i fallacci? Ho pensato che il fallo ostacola in modo illecito l’avversario. Il fallaccio ostacola la persona. La differenza tra persona e giocatore a volte non viene avvertita. Un giocatore è uno sportivo, entra nello spogliatoio e si spoglia della sua identità civile e si veste con una divisa ed entra nell’agone. Il gioco è considerato per i bambini istruttivo, ma la forza è quella di imparare a sganciarsi dalla propria identità e averne un’altra. E questo è interessante, soprattutto in una società come la nostra”.







Il libro di Bartezzaghi offre una nuova prospettiva sul ruolo del gioco e dell’agonismo nella società odierna. In un mondo sempre più competitivo, si sottolinea l’importanza di mantenere un equilibrio tra la nostra identità personale e quella che assumiamo quando entriamo nel campo di gioco.
Vi aspettiamo questa sera alle 19:30 per la presentazione di Filippo Ceccarelli “B. Una vita troppo” (Feltrinelli), dialogo con Bruno Manfellotto, letture di Irene Grazioli Fabiani.






